Favela di Santo Andrè (S. Paulo)

Vivere nella favela significa riuscire a sopravvivere senza poter usare denaro o, per i più agiati, disporre di poche migliaia di lire al giorno guadagnate lavorando una quindicina di ore, perché magari si hanno tre o quattro figli da sfamare.

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Eppure in quell'agglomerato di baracche piene di terra e sole, forse proprio per la mancanza di denaro, vive gente felice, ricchissima di sentimenti e sensibile quanto mai ai rapporti con gli altri, persone che amano veramente la vita e la sanno accettare con tutte le sue contraddizioni. Sanno amare profondamente e vivere passioni immense,... se esiste un Dio abita certamente qui e non nelle ricche dimore di alcuni vescovi, o fra i corridoi dei ricchissimi palazzi di chi si professa Cristiano! Spero che il giubileo dei giovani che ha visto a Roma due milioni di ragazzi, dia alla "chiesa" la consapevolezza di sé stessa, e le faccia trovare il coraggio di agire con vera efficacia per risolvere il problema della fame nel mondo perché in questi giorni ha avuto la conferma che se parla il linguaggio della Verità Vera, sono in tanti a seguirla!
Questa in cui mi trovo è una favela alquanto piccola, alcune centinaia di nuclei familiari, situata all'estremo sud-est di Santo André che a sua volta è una delle città del sud-est di S. Paulo. Il collegamento con il centro è relativamente agevole poiché il capolinea dell'autobus è più o meno ad un chilometro di distanza,  e percorrerlo negli orari più trafficati, è un vero piacere! Si va insieme a scolari, mamme, e lavoranti... vestiti...di colori allegri come loro. Il nuovo giorno è tutto lì davanti e lo si va a vivere momento per  momento: tanti piccoli presenti che, nel modo di concepire il Tempo in questo paese, non si uniranno mai a far parte di un unico divenire, organizzato e consequenziale, ma ognuno come fosse un'opera d'arte, rimane compiuto in sé stesso. 
Lì vicino al capolinea dell'autobus una volta a settimana c'è il mercato, dove oltre alla ovvia vendita di una ricchissima varietà di frutta (a prezzi molto simili a quelli dei nostri mercati) con mille lire puoi gustare una dolce spremuta di canna da zucchero fatta al momento in uno "spremiagrumi" costruito apposta per schiacciare, girando, una canna da zucchero lunga oltre un metro e spessa all'incirca come il bastone di un ombrellone da spiaggia, già preventivamente preparata e lavata.

La manjoca comunque è di gran lunga il frutto che ho preferito: è una radice abbastanza grande, la sua polpa è simile a quella delle patate e come loro si usa cucinarla, ma posso assicurarvi che è mille volte più buona! Siamo quasi costretti a comperare qualche cosa in ogni bancarella, magari di 2.000 lire, ma così facciamo contenti tutti: che siamo turisti con qualche soldo in tasca, non possiamo nasconderlo e loro fanno a gara per offrirci le loro squisitezze, con simpatia, e quasi orgoglio di poterci spiegare e vendere quei frutti a noi sconosciuti. 
La banana-mela ad esempio, se non me la avessero fatta assaggiare per forza non l'avrei mai comperata, a vederla è così piccola che pensi provenga da una partita venuta male, ma poi, quando il sapore dolce della banana ti riempie il palato lasciando che la lingua nel frattempo tergiversi con un leggero asprigno di mela renetta e la miscela dei loro profumi penetra le cavità più profonde del tuo ego, superego e id,...
ne ho comprate una decina di chili!
C'è anche un campetto di pallone, proprio al centro dell'area, dove i ragazzini passano la maggior parte del tempo libero organizzando partite tre contro tre, cinque contro cinque...
L'elettricità passa di casa  in casa diminuendo ogni volta la sua intensità, 
per cui rimane difficile alimentare uno stereo troppo potente nelle ore di massimo consumo. Per fare la doccia con l'acqua calda, ad esempio, basta scegliere un orario inusuale e lo scalda acqua elettrico istantaneo sicuramente esaudirà i vostri desideri
Poco distante dalla favela c'è anche la bottega del barbiere che con duemila lire sistema le teste di tutti.

Questi sono due innamorati nati entrambi in questa favela, la loro gioia contamina l'ambiente. Amasi è una ricchezza così grande che favela o palazzi, automobile o bicicletta, riso e fagioli o filetto al pepe verde, lavoro o disoccupazione..
non hanno importanza, loro hanno già tutto!

In un baracco al centro della favela, vicino al campo di pallone, abita Sebastiao, il meccanico della comunità. Mentre faccio qualche foto lui ci prepara il caffè. Intorno è ordine e pulizia. Ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa (fra cui si fa notare la porta del bagno in vetri colorati!). Ci racconta serenamente i suoi guai: ma la vita è così, con filosofia va avanti e continua a lavorare anche se poi quasi nessuno lo potrà pagare.

Poi usciamo e ci fa vedere la macchina che lui ha costruito, rimediando un pezzo di qua e uno di là, per un suo "cliente" che ora la tiene gelosamente custodita nel nuovo garage!