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REPORTAGE
GIUGNO
1997 |
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Siamo invitati ad entrare
dalla padroncina di casa |
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Entrati, ci troviamo subito in cucina,manca un pò di tutto e contemporaneamente...niente!
C'è una atmosfera serena che ci trova impreparati. Siamo in una delle Favelas più povere del Brasile! La disperazione s'è nascosta oppure non c'è? L'aria vibra di musica, buona musica, è Samba che esce da uno stereo, rimbalza sulle cose, le circonda e alla fine ci circonda tutti e ci protegge rinforzando le pareti di lamiera e compensato: siamo dentro! |
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| Un bambino arriva ed è subito festa, non ho visto da dove era uscito, e non ho capito chi fosse ma non aveva importanza era lì e basta, 3 anni(circa) era venuto a salutare la sua amichetta e dopo dieci minuti, come era apparso, è scomparso! E nessuno,tranne me deve averci fatto caso.. ora non c'era! D'altronde che pericoli correva? Macchine nessuna, poteva solo scivolare nel fango che circondava ormai tutti i baracchi perchè era piovuto per ore, ma certamente nulla di grave. | |
| Mentre farneticavo sui pericoli scampati del bambino,e la musica teneva sospeso quel tetto sempre con maggior sicurezza,la bambina mi aspettava sul dislivello che congiungeva il vecchio baracco al nuovo, da poco costruito, già in posa per un'altra foto: aveva capito che volevo fotografarla e lei felice mi offriva il suo sorriso, era tutto ciò che poteva offrirmi, e aveva intuito che era proprio ciò che volevo! Anzi, da quel momento, visto che fra me ed il portoghese c'era un abisso, avevamo deciso in tacito accordo,di non perdere più tempo per cercare le parole,ma di parlarci con gli occhi e col sorriso che lei abilissima già sapeva provocarmi mettendosi in posa come fosse una fotomodella. | |
| Salii anche io quel gradino, era una grande camera da letto con pareti di lamiera all'esterno e compensati di vario tipo all'interno, arredata di poesia e mobili e vita.Di fronte c'era un divano a destra un letto matrimoniale con una copertina rossa tanto decente quanto povera che non riusciva a coprire del tutto le bianchissime lenzuola. | |
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Lì su una vecchia libreria c'era lo stereo che seppur alimentato da fili volanti, andava che era una meraviglia, liberando energia in particelle sospese nell'aria invisibili solo a chi non è ...non è. Perché questa è la musica dell'"essere" e chi non è non può comprenderla! La nostra cultura occidentale ci allontana sempre più dai valori reali dell'esistenza facendoci addirittura rincorrere l'avere" come nostro punto di riferimento! |
| La nostra essenza la andiamo a leggere sulle cose che abbiamo! Noi siamo loro! E più abbiamo e più ci sentiamo grandi! Quella bambina no, lei è sé stessa dentro e ciò che la circonda non è nulla e no per costrizione ma per convinzione. Il Samba insegna proprio questo: comunicare con gli altri attraverso sé stessi senza nessun intermediario che ci faccia da filtro, senza tabù, nudi e no nel corpo ma nell'anima.E'in questa nudità che si esalta l'"essere" e solo per questo vale la pena di esserci! Poi però si è circondati da pseudo persone che non lo capiscono e spendono la loro vita ad accumulare ricchezza togliendo agli altri (quelli che invece hanno capito)tutto ciò che possono. | |
| In Brasile è successo proprio questo ma in modo più profondo
che in altri paesi: ho conosciuto persone alle quali era stata sottratta
anche la possibilità di sognare, tenute schiave per un pezzo di
pane! Nel 1997! Non si possono rubare i sogni! Se fossi anche io un abitante
delle favelas e mi trovassi costretto a scegliere fra rinunciare ai miei
sogni o rubare, non esiterei certamente! Ma torniamo alla nostra bambina.
Ora è seduta sul suo letto in una rientranza della stanza, che sembra
dirmi... è qui, questa è la stanza dei miei sogni fai sì
che nessuno me li porti via! |
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Così adesso mi sento responsabile dei suoi sogni e tornerò a trovarla portandole in regalo la cosa che mi è più cara: la voglia di sognare che da sempre mi accompagna, non importa la realizzazione quella può anche non arrivare mai, l'importante è solo sognare. |
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Sao Paulo, marzo 2000 Sono tornato a trovarla, appena mi ha visto mi è venuta incontro e mi ha salutato come se non ci vedessimo da una settimana. Certa che quei sogni li aveva riposti bene, ha voluto che le facessi vedere questa pagina del sito con le sue foto per mostrare alla sua amica che era tutto vero: il sogno che il mondo si accorgesse di lei era plausibile, e questo le autorizzava quindi a sognare qualsiasi altra cosa: ogni giorno della vita può succedere di tutto, anche qui in una favela dimenticata di Sao Paulo. Soddisfatta, è tornata a giocare con l'amica, consapevole ormai che nessuno potrà più rubargli il più grande dono della vita, anzi ora sente il dovere di farlo capire anche agli altri, alle amiche, e magari fare un gran bel sogno insieme! Tornerò ancora a trovarla, a fotografare il suo sorriso. |
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Tornerò ancora a trovarla, a fotografare il suo sorriso. |
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